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Myanmar 2011 - by air

Premessa
12 Gen 2011 - Nel tener fede alle nostre promesse di alternare il periodo di "svernamento", trascorrendolo un anno col camper ed il successivo via aereo, dalla meta' del prossimo mese di gennaio, inizieremo un affascinante viaggio che ci portera' nella terra delle Pagode d'oro, la Birmania, oggi chiamata Myanmar, decollando poi, per la Cambogia e volando  infine in Thailandia.
(animazione aerea del nostro tour)



il Myanmar, questo dolce e mite paese, ove il suo popolo, vive da anni sotto un' inossidabile dittatura militare,  esposto da tempo a embargo internazionale, annovera una delle figure piu’ fiere e determinate, Aung San Suu Kyi , esile donna, Premio Nobel per la pace, considerata il Nelson Mandela dell’Asia, che si batte per la democrazia e la liberta’ di questa terra.
Dopo aver letto molti altri diari, guide, appunti e quant'altro, la lunga visita di questo paese, assieme a Patrizia e Riccardo, i nostri simpatici amici, l'abbiamo programmata abbastanza minuziosamente, affinche' ci permettesse di toccare le localita' piu' famose e rinomate, piene di storia, ma anche di leggende, in cui sono situate le magnifiche architetture delle piu' belle Pagode del mondo, per giunta buona parte ricoperte d'oro, a testimonianza della forte religiosita' che accomuna i birmani, nella fede buddhista.

L'altro fondamentale fattore che riteniamo preponderante per noi, in questi, come in altri viaggi, e' il contatto diretto con la gente.
Capire come vivono, cosa pensano.. insomma .. cercare, per quanto molto difficile, di immedesimarsi nella loro filosofia di vita, affinche' si possa uscirne piu' ricchi e meglio predisposti a comprendere le altrui umane gioie e sofferenze.
Terminata la visita di questo paese, decolleremo alla volta della Cambogia, per visitare, i Templi di Angkor,
        (Clicca sull'immagine per ingrandirla)


maestose strutture, in parte ancora ricoperte dalla folta vegetazione della giungla cambogiana, riscoperte dopo secoli di oblio ed oggi ritenute una delle meraviglie del mondo.
Alla fine di queste "fatiche", voleremo ancora ai confini fra la Malesia e la Thailandia a riposare su di un'isola che gia' conosciamo e che corrisponde al magico nome di Koh Lipe.
(..qui, faremo "relax" )
(Clicca sull'immagine per ingrandirla)

Partiremo fra qualche giorno ed il viaggio dovrebbe protrarsi  per oltre un mese e mezzo, augurandoci di poter far rivivere, anche a coloro che ci seguiranno,  le nostre stesse sensazioni ..e/o avventure.. chissa'..

...continuera' una volta giunti in Myanmar....
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1 Feb 2011 - ..con la frase di cui sopra, avevamo terminato la premessa, prima di partire dall'Italia, pensando di poter far rivivere il nostro viaggio e le nostre emozioni anche agli amici che ci seguono.

Corre l'obbligo di scusarci, ma nei 14 gg. di tour fra questo meraviglioso popolo e stupendo paese, purtroppo, non avevamo calcolato che in Birmania, o come si chiama adesso, in Myanmar, potesse esistere un regime che si e' talmente autoescluso dal consesso mondiale (o l'hanno escluso?)  da arrivare addiritura ad oscurare tutti i cellulari stranieri di tutti i turisti (proprio-tutti-muti..e per l'intero paese!) assieme a moltissimi siti internet, (compreso questo nostro Blog), oltre ad avere  connessioni, talmente lente (ancora analogiche?) che, a volte, neppure in un'ora si riusciva a leggere la propria posta, la quale, dulcis in fundo, si ritiene totalmente controllata dal regime, sia in entrata che in uscita.
Veramente assurdo...ma e' proprio cosi'.

Dal momento quindi che e' andata in questo modo,...cioe' senza la famosa "diretta", abbiamo pensato di scrivere gli "Appunti"  di questo viaggio, su questo Blog, possibilmente accompagnati da video e foto, una volta giunti a casa.

Ora siamo in Cambogia ad ammirare le estese ed entusiasmanti vestigia dei Templi di Angkor, il famoso sito archeologico dell'Impero Khmer.
..ma anche di questo vi parleremo in seguito...
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7 marzo 2011 - Giunti a casa da questo lungo ed affascinante Tour, proviamo a raccontare le nostre personali impressioni e sensazioni, iniziando dalla prima tappa del nostro viaggio: il
MYANMAR
(Yangon, l'imponente Pagoda Shwedagon)
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Da diversi anni, esso era all’apice dei nostri desideri di conoscenza, soprattutto per quell’alone di “mistero” che lo avvolge.

Un paese che, sulla scena internazionale, si caratterizza per quell’innaturale “silenzio” , rotto, di tanto in tanto, dalle proteste di monaci buddisti e soprattutto per le ingiuste condanne inflitte dall’attuale regime militare, al Suo premio Nobel, l’esile, ma al contempo “forte” figura di Aung San Suu Kyi, figlia di un eroe birmano, assassinato diversi anni fa, ma ancor oggi, molto amato e ricordato in patria.

L’eccezionale descrizione, infine, che circa 2 anni fa, ci venne fatta da una coppia di amici piacentini, Federica e Milko, conosciuti su una spiaggia thailandese che, a loro volta, l’avevano visitato l’anno prima, fu la tipica goccia che ci spinse a programmarne la visita.
Il Myanmar, contrariamente alla Thailandia, secondo noi, non e’ proprio un paese da visitare con il “fai da te”. Oddio…si potrebbe anche fare, ma la prevalente fatiscenza delle strutture ricettive, l’inadeguata ed impercorribile rete stradale, in alcune aree addirittura mancante, il vecchiume del suo parco macchine, sia privato che pubblico, gli inaffidabili e lunghissimi orari di percorrenza dei mezzi pubblici, suggeriscono di rivolgersi preventivamente ad un operatore locale che, dati i bassi costi, predispone formule personalizzate con van privati per 7 o 14 gg, comprese prenotazioni alberghiere e l’ausilio di una guida locale esperta, in lingua inglese, ma anche italiana)

L’altra alternativa, sia pur organizzata, e’ quella di spostarsi all’interno del paese con voli aerei, come abbiamo visto fare in molti.
Noi abbiamo scelto la “formula” personalizzata del van che, pur “massacrante” per i km percorsi, su estenuanti strade polverose ed inimmaginabili, in cui per fare 300 km, ci abbiamo impiegato anche 10 ore, essa e' stata entusiasmante ed appagante, per la quantita’ e la qualita’ di cose e luoghi visitati.

Un particolare ringraziamento, va ad " Aung " la nostra brillante e preparata guida birmana, (..alla fine di questi "appunti", troverete la sua e-mail), che ci ha saputo condurre, con maestria e discrezione, in tanti luoghi, anche fuori del prestabilito circuito turistico, facendoci conoscere ed "apprezzare" la genuina ospitalita' del suo paese e riservandoci, infine, un' indimenticabile  sorpresa, fra la sua gente, nei luoghi natii.
In 14 giorni, abbiamo percorso, qualcosa come 2000 km circa, da Yangon (la ex capitale) al Lago Inle, a Heho, a Mandalay, a Bagan, con la sua estesa pianura di Pagode d’oro, toccando inoltre molte  altre localita’, suggestive ed interessanti, lungo le infinite e sgarrupate strade,  ma soprattutto, nell'attraversare paesi, villaggi, mercati, a stretto contatto con popoli di varie etnie, abbiamo contemplato i loro volti, i loro vestiti, il loro modo di vivere quotidiano, in cui, anche qui, come in buona parte dell'Asia, molti uomini, ma anche diverse donne, amano "masticare" la foglia di betel e poi sputare rosso per terra, sempre sorridenti e disponibili a farsi fotografare.
Veramente ammirevoli, nella loro dignitosa poverta’.
(In questo video, alcune significative "espressioni" di volti birmani, fotografati, sempre con il loro consenso)


Atterrati a Yangon (la ex Rangoon), il nostro bravissimo “Aung” (ebbene...si, ironia della sorte, anche la nostra guida, ha lo stesso nome, del piu’ noto “casato”), all’uscita dell’aeroporto, ci stava gia’ aspettando, sventolando, com’e’ usuale nei casi in cui non ci si conosce, il tipico foglio con i nostri nomi, per una immediata, reciproca identificazione. 
Dopo le consuete strette di mano, veniamo accompagnati con il Van Toyota da 7 posti, auto che sara’ a nostra disposizione per tutto il lungo tour, all’Hotel Panorama e, siccome sono quasi le 19, fissiamo anche l’appuntamento per la cena.
Tre quarti d’ora dopo, Aung, puntuale, ci passa a prendere per portarci allo “Junior Duck“, tipico ristorante birmano sullo Yangon River.

Primo impatto con la cucina birmana, che pur essendo un mix fra quella indiana, cinese e thailandese non si discosta di molto, dalle altre tipiche pietanze della cucina asiatica, alla cui base c’e’ indubbiamente l'onnipresente riso.

Dopo la cena, andiamo a fare una passeggiata fra le bancarelle di “China Town”, fra odori e sapori, in cui, il nostro olfatto, non avvezzo a tali “aromi”, ci costringeva, a volte, ad arricciare il…naso.
(fra i "ristoranti" di China Town)
(Clicca sull'immagine per ingrandirla)




La prima novita’, una volta poggiate le orme, sul suolo birmano..e’ immediata: i nostri cellulari, come d’incanto, restano ammutoliti! Nessun segnale si percepisce dai nostri apparecchi, mentre i locali, naturalmente i piu’ benestanti, parlano tranquillamente col “telefonino”. Finalmente liberi, dalla schiavitu’ del cellulare... penserebbe qualcuno.
In realta’,  questo anacronistico regime, ha pensato bene di “oscurare” sistematicamente tutti i telefonini che utilizzano una Sim non acquistata in Birmania o, e’ piu’ corretto dire, essi hanno imposto loro “frequenze” che praticamente non “dialogano” con le Sim di tutto il resto del mondo (sic !). (A Milano direbbero: parlen in de' per lur..parlano (solo) fra di loro).
                                                                                                  
Bago
Il mattino dopo, siamo partiti per la prima tappa: Bago, 80 Km da Yangon, citta’ fondata nel 573 dopo Cristo e fu capitale del Regno.
In questa citta’ vi e’ la Shwemawdaw Pagoda, con uno zedi a cupola che arriva fino a 114 metri.

Vi sono altri templi, come quello delle 4 sorelle e l'imponente monumento del Buddha sdraiato sul fianco, la cui lunghezza raggiunge i 55 metri e ben 19 di altezza.
(il Buddha sdraiato di Bago)
(Clicca sull'immagine per ingrandirla)
Golden Rock
Terminata la visita di Bago, abbiamo proseguito per Kyaikhtiyo, meglio conosciuta come "Golden Rock", la famosa, enorme  "pietra" pendente, tutta impregnata d'oro, tenuta in precario equilibrio, su di un altro poderoso masso e  ritenuta molto sacra per il mondo buddhista, i cui pellegrini si avvicendano, dalla base alla sommita' della stessa, per "carteggiarla" con polvere d'oro. 
la "Golden Rock "
Giunti in una localita' ai piedi della montagna, chiamata Kimpun,  ci hanno fatto salire, assieme ad altre 40 persone circa, prevalentemente pellegrini buddhisti, sul cassone di un camion, nel quale eravamo talmente  "ammassati" da restare quasi immobili, seduti su tavole di legno, messe li' alla bell'e' meglio e per 45 lunghi minuti circa, abbiamo iniziato uno scomodissimo ed ondeggiante viaggio, pure "doloroso" per le nostre povere ginocchia, lungo i sinuosi tornanti che s'inerpicavano, con pendenze da capogiro, fra ripide strade di irte montagne e verdi vallate, per giungere infine in una postazione molto piu' a monte.
Da questo secondo "Campo Base", abbiamo iniziato, stavolta a piedi, un vero e proprio trekking (...meglio dire.. arrampicata..ehhhhh!!!) per un durissimo sentierone, anche quest'altro con micidiali salite e tornanti, in parte asfaltato ed in parte no, per giungere, (stremati) finalmente, dopo circa 2 ore, in cima a questa famosa "Golden Rock".
Per arrivare alla sommita', vi sarebbero comunque 3 alternative:  a piedi, come abbiamo preferito fare noi.. una vera e propria faticaccia, ma ci si tiene in forma!
A pagamento, comodamente sdraiati su di una "portantina", trasportata da 4  Sherpa ed infine, nel cassone del solito camion.
(Golden Rock: salita e visita)
Il lato divertente, e forse un po' "comico" della salita a piedi, e' che, i  "pochi" turisti che desiderano farsela con le proprie gambe, per un certo tratto, vengono volontariamente "seguiti", oseremmo dire, "affiancati", da una o piu' "portantine" in attesa che "gettando la spugna", per la durezza del percorso ed  affranti, chiedano di sdraiarsi e farsi comodamente trasportare dagli Sherpa.
Ci e' spiaciuto, per loro, ma noi abbiamo... resistito.. sia pur col.. fiatone !!!
In verita', arrivati alla faticosa meta, siamo restati un po' delusi. 
Al di la' di questa "Roccia d'oro" e la vallata sottostante, sulla quale si staglia la pietra, c'e' poco da vedere e secondo noi, la defatigante escursione, puo' ben essere sostituita con un'altra.
Dopo poche ore, di contemplazione sul piazzale della "Pietra" , siamo scesi al secondo "campo base" (circa 4 km)  per ridiscendere alla postazione piu' a valle, (circa 8 km) a bordo del solito scomodo camion.
Grazie pero' ad Aung, la nostra guida, la discesa, l'abbiamo fatta molto piu' comodamente seduti nella cabina del camion (costa qualcosa in piu', ma ne vale la pena)
Giunti a valle, ormai in serata, siamo andati a pernottare al "Golden Sunrise", buon hotel, abbastanza vicino alla partenza per il Golden Rock, nel quale abbiamo consumato anche un'ottima cena.
(in attesa della cena all'hotel Golden Sunrise) 

(L'unico inconveniente di questo hotel e' che gia' alle 4 del mattino, data la vicina distanza, s'inizia a sentire  il gran frastuono dei pellegrini buddhisti che si recano su per la montagna (campanacci, suoni, clacson dei camions).
Taungoo
Il mattino seguente, dopo una ricca colazione (l'hotel non ha internet), siamo ripartiti, con il ns/ Van Toyota per Taungoo, 280 km piu' a nord.
Sul percorso, Aung, dopo una opportuna deviazione, ci ha portato a visitare una fabbrica, molto artigiana, in cui lavoravano la Gomma (Raba in lingua birmana).
(Raccolta e della Lavorazione della Gomma)

Dopo aver visitato gli artigiani della gomma, siamo ripartiti per Taungoo, ma dopo poche ore, nell'attraversamento di uno dei tanti affluenti del grande Irrawaddy, il fiume piu' importante del Myanmar, ci siamo fermati ad assistere ad una curiosa tipologia di pesca, mediante la quale il pescatore e' immerso nel fiume, sin quasi alle ascelle, spingendo sott'acqua un attrezzo per la cattura di questa tipologia di pesce, di cui non siamo riusciti a capirne il nome che, cosi' aperto, viene messo ad essiccare su enormi tavolati.
(Video della pesca caratteristica)

Di nuovo in marcia, dopo esserci fermati nei pressi del Monwigy  Park Lake ,

 siamo entrati nel villaggio indiano di Tharducan che si trova nel paese di Phyu.
Qui la folta comunita' indiana, una delle piu' antiche del Myanmar, nei suoi tradizionali "sari", ci ha accolti con la consueta dolcezza, facendoci intrattenere dal Capo Villaggio che ci ha spiegato alcune fasi della loro vita quotidiana. Ci e' spiaciuto, alla fine, non aver potuto esaudire il suo desiderio di poter leggere un qualsiasi giornale in lingua inglese, affinche' non perdesse dimestichezza con questa lingua, che peraltro parlava fluentemente.
(la comunita' indiana di Tharducan)

Terminata la visita, ci siamo spostati nel paesino di Painzaloat, dove abbiamo visitato un Monastero di Monaci Buddhisti, presso il quale, la nostra guida Aung, quando sente il desiderio di fare un "bagno di fede" e dopo aver chiesto il permesso alla moglie, ritorna monaco per qualche settimana ed in questo monastero, ha trascorso in passato una sua "meditazione",  presentandoci alcuni suoi "ex confratelli".
(fra i monaci buddhisti di Painzaloat)
Ripreso il cammino, siamo finalmente giunti, quasi all'imbrunire, al Royal Kayrumadi Hotel, splendido ed unico albergo, situato sul Lago di Taungoo, (n.d.a.: in generale, in questo paese, le migliori "ubicazioni" degli Hotel ed i piu' lussuosi/costosi,  sono purtroppo di proprieta' del "regime", anche se tutti gli altri alberghi presso i quali abbiamo pernottato, riteniamo fossero di proprieta' privata). 
L' hotel annovera anche un Internet Point, presso il quale non siamo riusciti, dopo oltre un'ora, a leggere la nostra posta, tanto era lenta la connessione.
Dopo la cena, tenutasi in un accogliente locale con ampie vetrate e vista sul lago e dopo aver fatto una breve passeggiata lungo le rive dello specchio d'acqua, abbastanza stanchi, siamo andati a letto, soprattutto in previsione della "micidiale" giornata di domani, in cui dobbiamo percorrere i circa 400 km che ci porteranno sul mitico Lago Inle.
E' giovedi' 20 gennaio 2011, il mattino in cui siamo ripartiti da Taungoo per l'Inle Lake, verso le 8, dopo la consueta ed  abbondante  colazione (normalmente il pranzo si salta o si pasteggia, viaggiando, con qualche "bananina" locale, che il buon Aung, lungo la strada, ci acquista).
Come dicevamo, oggi ci attende una giornata "spaccaossa", per l'inerarrabile situazione della  strada...meglio sarebbe parlare di ex-strada..ora quasi sentierone, lungo tortuosi valichi di montagna.
Ma proseguiamo con ordine.
La prima, breve sosta la facciamo nel paesino di Tyat Kony, solo per rifare la scorta  ed acquistare caramelle e biscotti, da regalare ai bambini che incontriamo, i quali, come abbiamo notato, nella loro dignitosa poverta', pur gradendo moltissimo, quanto gli si porge, sembra che arrossiscano per il pudore, pensiamo noi, nello stendere la manina, senza ressa,  ne' invadenza, ne' insistenza e ci pervade una leggera tristezza, nell'osservare la loro adolescente compostezza, in un contesto di poverta' ed indigenza.
(Uno dei piu' diffusi mezzi di trasporto)

Proseguiamo e per la prima volta, c'imbattiamo in un posto di blocco militare, nel quale ci viene richiesto di esibire i passaporti. Forse, pensiamo,  iniziando ad entrare  in una "zona" calda, dovuta agli sporadici scontri fra le forze del regime ed alcune etnie, ferocemente contrarie, il controllo dei flussi, diventa piu' assiduo.

Alcuni chilometri piu' avanti, deviando dalla strada principale, visitiamo il villaggio di Minlan, noto per l'antica tradizione dei suoi abitanti che, ancora oggi, sia pur in modo arcaico, forgiano e lavorano il ferro. 
(I forgiatori di Minlan)

Conclusa la visita al villaggio, con la consegna ad una scuola elementare di penne e matite che avevamo portato dall'Italia, appositamente per donarle, unitamente alle caramelle acquistate precedentemente, la polverosa e disastrata strada inizia a salire, su per le montagne.
Dopo quasi 9 ore e mezza di massacrante e polveroso viaggio, per coprire  i circa 400 km, giungiamo finalmente a Inle, omonima cittadina da cui prende il nome il Lago, nella quale, solo per accedervi  bisogna pagare 5 USDollars  a cranio.
La cittadina e' situata a circa 875 mt. di altezza ed e' una tappa obbligata per chi visita la Birmania, per le bellezze e le peculiarita' esclusive di tutta l'area del lago, come descriveremo piu' avanti.

Intanto, siamo giunti all' Aungmingalar Hotel, albergo con camere essenziali senza riscaldamento, dove un cartello ci avverte che dalle 22,00  e fino alle 7 , manchera' l'energia elettrica. Anche per noi il clima e' cambiato, dal caldo umido della pianura al freddino pungente della montagna e noi lo sentiamo tutto, con i nostri bermuda, t-shirts e sandali ai piedi. Abbiamo con noi solo una leggera maglietta per giunta di cotone ed un k-way ..per fortuna.
Spolveriamo..pardon..quasi dobbiamo lavarli, tanto sono "sporchi" per la polvere del viaggio, i nostri esigui bagagli, una doccia e via a cena e poi a nanna per essere pronti e riposati per l'emozionante escursione di domattina.

Escursione sul Lago Inle
Ci siamo  alzati alle 7 circa, ma durante la notte e verso le prime ore dell'alba, ci siamo svegliati diverse volte, per il freddo. Cercavamo qualche coperta supplementare che non abbiamo trovato, essendo il freddo aumentato e noi in possesso di una sola copertina. Nulla.. lo abbiamo sofferto!! 
Fatta colazione, alle 8,30 ci rechiamo al porticciolo del lago per iniziare l'affascinante viaggio al costo 5 USDollars a testa, su di una lancia veloce che ci portera' a visitare le meraviglie dell'area.
Fa decisamente freddino, ma per fortuna gli organizzatori, danno delle coperte per proteggersi durante la traversata ed un "ombrello", da tenere davanti, per ripararsi dal vento.
E' giorno, ma il sole non ha ancora fatto capolino sulla cresta delle montagne circostanti, mentre una leggera bruma mattutina, avvolge il paesaggio, da renderlo quasi surreale, un quadro da fiaba, oserei dire naif, mentre la lancia, con il potente motore, corre velocissima, fendendo le chete acque di questo grande specchio d'acqua.
Superiamo altre barche che trasportano turisti, andiamo tutti, come prima tappa, in direzione del grande mercato in fondo al lago.
Le bellezze e le peculiarita' esclusive della vasta area di questo incantevole lago, che ci appresteremo a visitare, sono  gli orti galleggianti, la lavorazione del costosissimo cotone, estratto dai fiori di loto, la lavorazione dell'argento, le abitazioni sull'acqua, a mo' di "palafitte" e pensiamo, anch'essa unica al mondo, l'originale, curiosa modalita' di pesca che viene praticata sul lago dagli Intha, l'etnia maggioritaria, anche chiamati  i "figli del Lago" che popola queste sponde.
(il video della nostra escursione sul Lago Inle)

Un capitolo a parte merita il fuggevole e non programmato incontro con le "donne giraffa", o anche denominate dal "collo lungo", cosi' chiamate, perche' portano, sin da piccole, una serie di anelli attorcigliati alla gola, che danno l'impressione di avere un collo molto piu' lungo della media.
   (le donne "Giraffa")
Pare che esse siano originarie del nord della Thailandia e si vocifera che il regime, permetta lo sfruttamento della loro immagine per incrementare il flusso turistico.   

Dopo questa fugace ed alquanto deprimente esibizione, nuovamente in barca  per la visita  ad una delle piu' rinomate "aziende artigianali" (...in verita' anche molto arcaiche, come vedrete dal video) di estrazione  e lavorazione della  costosissima seta estratta dai fior di loto (... corre voce che i Loro Piana, il noto "atelier" italiano, si sia accaparrato l'esclusiva mondiale di questo pregiato tessuto).

Giunti cola', ci e' stato permesso di entrare nei reparti di produzione ed osservare le esperte mani, prevalentemente donne, che  filavano la seta su vecchi filatoi e antichi arcolai, estraendo il famoso baco dai magnifici "fior di loto".
In pratica, abbiamo quasi assistito ad una completa filiera, dalle origini, all'incantevole prodotto finito.
(estrazione e lavorazione della seta dal fior di loto)

Si stava facendo vespero e dopo aver visitato una delle tante, imponenti Pagode,cui e' costellato il lago ed aver fatto un bel giro in lancia, fra i rigogliosi giardini galleggianti, abbiamo iniziato il rientro verso Inle e, cammin facendo, col naso all'insu', rivolto all'orizzonte, ammiravamo il colorarsi del cielo, riflettendosi in modo speculare, anche sulle calme acque del lago, da quell'iniziale tenuo rosa, all'incendiario rosso intenso, tipico di quei tramonti mozzafiato, quando ormai il sole stava quasi sparendo dietro gli alti pizzi delle montagne circostanti.

Il mattino successivo, abbiamo salutato Inle, non senza un po' di nostalgia, dirigendoci alle Grotte di Pindaya (Pindaya Cave).
Lungo la strada, abbiamo sostato ad Heho, grosso centro, prevalentemente agricolo, sede anche di un aeroporto, per coloro che volessero raggiungere Inle, direttamente da Yangoon)  in cui si teneva il vasto e frequentato mercato all'aperto di ogni genere, dal vestiario, all'artigianato, al commestibile.
Proprio non potevamo risparmiarci questo bagno di " volti ", di etnie, di usi, di costumi, insomma di gente, tenuto inoltre conto che, questo mercato, viene abitualmente frequentato, da quasi tutte le varie razze  e tribu' che vivono sulle vicine montagne e che, alcune di esse, mal sopportando l'attuale regime, a volte colpiscono, anche con attacchi armati.
Dopo una vera e propria "scorpacciata" di foto e video, in cui abbiamo assistito e filmato anche la  preparazione della famigerata foglia di "betel", (il cui nome scientifico e' "Piper betel" e non viene ritenuta una droga, ma crea lo stesso dipendenza) opportunamente "arricchita " di vari ingredienti come cardamomo, cocco, semi di finocchio, crema di lime, di rose ed altro, molti birmani di ambo i sessi, non disdegnano di masticare, perche' ritenuta "rinfrescante".
(...mercato di Heho, preparazione del"betel" da masticare)

Al riguardo, durante la passeggiata fra le numerose "bancarelle" del mercato,  ci e' capitato che qualcuno o qualcuna, si liberasse di quel malloppo di erba che aveva terminato di masticare e lo  "sputacchiasse", per fortuna per terra, al nostro passaggio.
Nessuna paura, bastava solo essere attenti a scansarsi, da quella sostanza color sangue che nel frattempo aveva disegnato sul terreno un astratto schizzo rosso naturale e poi incrociare gli occhi di lui o di lei, che ti salutavano con un largo, "rossissimo" sorriso, in verita' quasi mai a 32 denti.
(i "rossi" sorrisi del...betel)
(Clicca sulla foto per ingrandirla)
Giunti a Pindaya situata ad oltre 1150 mt sul livello del mare, ci siamo inoltrati in questa singolare grotta, al cui interno, quà e  la',  si notano  pure alcune forme di stalattiti e stalagmiti, ma la principale peculiarita' per la quale viene visitata, e' dovuta alle circa 8000  pittoresche statue di Buddha che vi sono depositate e posizionate (oseremmo dire "quasi ammassate") in modo tale da formare un vero e proprio labirinto, lungo le cavernose pareti della grotta e meta di devoti pellegrini buddhisti.
(I Buddha all'interno della grotta di Pindaya)
Terminata la visita alla "cave", nel rientrare in hotel, ci siamo fermati a visitare una tipica produzione artigianale di ombrelli a base di corteccia di gelso.

(interno della fabbrica di ombrelli di corteccia di Gelso)
Poi abbiamo proseguito per Kalaw, sperduto paesino nelle montagne birmane, ad oltre 1200 mt di altezza, sosta intermedia, dalla quale, con apposite guide autorizzate, si possono iniziare trekking diversi per poter raggiungere le tribu' piu' agguerrite che molti dispiaceri hanno dato (e danno ancora) all'attuale regime. 

La nostra sosta a Kalaw, dopo una intensa  e stancante giornata, si poneva invece solo per proseguire riposati, l'indomani, per Mandalay .

A sera, dopo essere andati a cena, al ristorante delle 7 Sorelle (Seven Sisters), ormai esausti e fortemente infreddoliti, abbiamo preferito andare a riposare.

Anche la notte in questo hotel, (senza riscaldamento, il peggiore incontrato fino a questo momento, ma la zona , purtroppo non offre  di meglio, anzi ci era stato indicato quale "il migliore"..(sic!!)  abbiamo patito il freddo, a causa anche del fatto, come abbiamo spiegato precedentemente, che non avevamo addosso indumenti adatti a quelle latitudini e nel mese di febbraio. 

Fattici coraggio che le "sofferenze" da freddo, stavano per finire, il mattino dopo, di buon'ora, (brrrr...ancora un freddo cane ...) ci siamo rifugiati  nella Toyota per iniziare a scendere a valle, nella piana di Mandalay, ma la portiera scorrevole della
nostra auto, forse a causa delle gelide temperature notturne, si era impuntata e non voleva sentirne di "agganciarsi " alla chiusura.

Aung, la nostra guida ed autista, non trovando un esperto meccanico, ..si fa per dire...fattisi prestare un poderoso martello e senza andare molto per il sottile, ha assestato alla portiera stessa, 4 robuste martellate, che, fortuna ha voluto, essa ha iniziato a far giudizio e.. siamo ripartiti per Mandalay
  
Lungo la sempre sgarrupata strada, ci siamo fermati al mercato di  Pyi Ny Aung, per fare una ricca provvigione delle saporite "bananine" (Aung, ne acquistava caschi interi)  e noi come le "scimmie" lungo il viaggio, ne facevamo invereconde scorpacciate.

Breve sosta in questo mercato, lungo i bancali di miseri agricoltori che mettevano in vendita piccoli quantitativi  di verdure, frutta, uova, galline,  presumibilmente, tutto quanto essi possedessero, alfine di racimolare quei pochi "Kyat" per poter campare.

A Kaysek , importante centro lungo la strada per Mandalay, ci siamo fermati ad assistere alla Festa delle matricole universitarie, tutti in divisa nera con fasce gialle che formavano una specie di croce di Sant'Andrea ed un  cappello a falda quadra (era evidente il retaggio della remota colonizzazione inglese) che tutti felici, festeggiavano l'anno accademico.    
(l'universita' di Kaisek)
Proseguendo, dopo alcune decine di km, lungo il percorso, ci siamo fermati nel villaggio di "Palate" a vedere la Pagoda dei Pitoni Giganti, messi a guardia del Buddha, sui quali,  i fedeli, lasciavano cadere le offerte.
(Uno dei Pitoni a guardia del Buddha)
A sera, siamo giunti a Mandalay,  la 2^ citta' del Myanmar per ordine di grandezza con circa un milione di abitanti  e capitale economica del paese. 
Pernottiamo al "Mandalay City Hotel " ed andiamo a cenare al "Golden Duck", (21°59 '53" N - 96°05' 06" E), rinomato ristorante, frequentatissimo da una variegata tipologia di clienti.

Il mattino successivo, abbiamo iniziato l'intenso e suggestivo tour  di visite della citta', recandoci al Golden Palace Monastery, il caratteristico ed antichissimo ex Palazzo Reale in Legno di Tek, creato da Re Mindon ed abbiamo, poi,  liberamente passeggiato per Mandalay, nelle tipiche zone della creazione e lavorazione dei bianchi Buddha di marmo e di quelli di Bronzo, dove un sapere antico, tramandato da padre in figlio, vedeva all'opera artigiani, oseremmo dire "artisti" che con mazzetta e scalpello, ma anche con strumenti piu' moderni, scolpivano, con rara maestria, la sagoma ed i volti dei nuovi Buddha. 
(In questo video, i filmati piu' significativi, del nostro Tour di Mandalay)

proseguendo poi, nell'ammirazione del piu' grande libro di pietre del mondo (World Biggest Book) nella Pagoda Kuthodaw.
(Suoni buddisti nella Pagoda di Kuthodaw e battitori di polveri d'oro)

Nel pomeriggio, siamo salpati per Mingun, localita' ubicata sul lato opposto di Mandalay, che si raggiunge a bordo di una barca, un'ora circa, dopo aver solcato le acque del maestoso Irrawaddy. 
Qui troneggia la Pagoda Bianca, oltre all'altra Pagoda, definita "l'incompiuta" in cui c'e' 
 la famosa Campana Gigante di Mingun, pesante ben 87 tonnellate.

In serata, siamo andati a goderci lo struggente tramonto su Mandalay Hill.

Il 25 gennaio, dopo due giorni di sosta a Mandalay, siamo ripartiti per Bagan.

Ad Amarapura, conosciuto centro monastico, abbiamo fatto sosta per assistere allo spettacolare pranzo dei circa 1500 monaci buddhisti del Monastero di Mahagandhayon. 
(Amarapura -  il Pranzo dei Monaci)
Dopo l'abbondante pranzo dei monaci, sempre ad Amarapura, siamo andati a visitare il famoso vecchio "Ponte in Tek" (Tek Bridge) meglio conosciuto come "U Bein".
Costruito circa 250 anni fa, esso viene ritenuto il  piu' lungo del mondo con questo pregiato legno  e si estende per 1,2 km, attraversando il Lago Taungthaman.
(Amarapura -Il Ponte in Tek) 

La sorpresa
Terminata quest'ultima visita, abbiamo ripreso il viaggio per raggiungere Bagan e la sua sterminata piana di pagode d'oro. Questo, e' quello che noi  credevamo.
La nostra guida invece, a nostra insaputa, ci aveva organizzato una sorpresa.
Mentre stavamo percorrendo sconosciute strade di campagne, a volte semplici, larghi sentieri, abbiamo notato che la Toyota, nell'avvicinarsi al prossimo villaggio, aveva iniziato a rallentare  e piu' avanti, in uno slargo ai bordi della strada, avevamo notato un folto gruppo di persone, in sosta con 2 carri, trainati da buoi, tutti bardati a festa, con coloratissimi pennacchi  ed avvolgenti fibbie che ornavano gli animali. 
E' stato spontaneo per noi, pensare all'imminente inizio di qualche festa del villaggio ed incuriositi, abbiamo chiesto ad Aung di fermarsi per poter scattare qualche foto e chiedere di cosa si trattasse. Egli molto divertito, si era, nel frattempo, fermato proprio nello slargo a fianco dei buoi e ci aveva candidamente svelato che tutta questa gente stava proprio aspettando noi, per riceverci ed accompagnarci, a bordo dei carri, all'interno del suo villaggio natale.
Confessiamo di essere rimasti alquanto smarriti e quasi "senza parole, di fronte a questo piacevole ed inatteso evento che egli ci aveva voluto organizzare e con "fatica" siamo saliti sui carri, le donne su di uno e noi uomini sull'altro ed in mezzo ad una folla vociante che ci accompagnava,(sembrava di essere alla festa di Piedigrotta.. )  abbiamo percorso, come da loro tradizione, per gli ospiti di riguardo,qualche centinaio di metri, per giungere al centro del villaggio di  "Ah Htet Nyint " luogo in cui egli era nato.
Ma la sorpresa non era ancora finita.
La sorella ed i parenti di Aung,ci avevano inoltre preparato, una gustosissima ed abbondante cena a lume di candela, mettendoci da soli, intorno ad un tavolo nel centro del villaggio, per farci assaggiare piacevoli specialita' birmane, prevalentemente a base di riso e verdure, ma anche teneri e ruspanti polli che data l'ora e l'incipiente fame, abbiamo fatto in modo di onorare la tavola e le apprezzate portate che ci venivano servite.
Intonava quasi la mezzanotte, quando abbiamo levato i piedi da sotto il tavolo e decisamente satolli, dopo aver ringraziato  e fatti i doverosi complimenti alla sorella di Aung per l'ottima cena, siamo rientrati in Hotel a Bagan. 
(Questo il video della nostra entrata nel villaggio di Ah Htet Nyint)
Oggi, mercoledi' 26 gennaio e' la volta di Bagan. Visitare le sue numerose ed imponenti Pagode c'impegnera' non poco dal momento che anche il caldo si fa sentire. Aung, puntuale e' venuto a prenderci al Thanzin  Garden Hotel,(senza internet), un 3 stelle immerso in un ampio, verde parco.

Nella prima parte del giorno, abbiamo deciso di dedicarci alla visita delle pagode piu' importanti: Hitlominio, Swezigon, Ananda e la Bupagoda, quest'ultima, sul fiume Irrawaddy.
Col dovuto rispetto, i nostri occhi, hanno fatto un'indigestione di Buddha di varie forme, dimensioni e colori, ma quasi tutti "dorati" in pagode, fra le piu' antiche e trascurate alle piu' moderne e maestose. Abbiamo assistito anche a funzioni religiose ed in una di queste, 2 monaci mi hanno fatto indossare la tipica "gonna lunga " chiamato " longyi "  che usano quasi tutti gli uomini (e donne) birmani  e mi hanno accompagnato su per le scale, ai piedi del grandioso buddha ed in ginocchio sulla nuda pietra.. (ahi!! che dolor!)  ho ascoltato, in raccolto silenzio, le (incomprensibili) nenie e giaculatorie che una miriade di altri monaci, intonavano al loro "Deus".. (ho pensato...forse che il mio viso si presti bene a far da .. monaco.. mah! )
Dopo questa brevissima ed inaspettata "partecipazione" religiosa, giunta ormai l'ora di pranzo, siamo rientrati in Hotel.






Nel corso del pomeriggio, dopo aver visitato poche altre pagode minori, abbiamo  visitato la produzione di manufatti e laccati, trattati tutti con colori naturali, che impiegano anche  9 mesi per terminare il ciclo di lavorazione ed e' per questo che il loro costo e' veramente molto alto.


Nel frattempo, Aung  e suo cugino Follow, ripartivano  in Toyota per Yangon (2 giorni di massacrante viaggio)

A sera, ceniamo a lume di candela, nel Thanzin Garden Park di Bagan , circondati da una serie di mini pagode illuminate.

Il mattino del giorno seguente, siamo stati accompagnati in aeroporto per rientrare anche noi a Yangon con Air Bagan (compagnia aerea del genero del dittatore birmano), per visiatre  la piu' imponente Pagoda del Mianmar, la famosissima e bellissima "Swedagon Paye"  e proseguire per la Cambogia, via  Bangkok.

Ci congediamo con la  nostra consueta buonanotte dalla Birmania.

" Kaba Ma Kyei "  ("fino alla fine del mondo, Myanmar") e' l' inno nazionale birmano.
Questa e' l'e-mail di Mr. Aung, la nostra guida in Myanmar.
aungkyawsint73@gmail.com
tel.0095 95156131

Malesia,Thailandia,Dubai 2009 by air (con VIDEO)

Diario1 – Questo il viaggio che avremmo programmato…la realtà..si vedrà..ehehhh! 18Gen09

Quest’anno, non disponendo dei consueti 3 mesi per andare a “svernare” al caldo in camper, come gli anni precedenti, in pochi giorni, abbiamo preparato sul web, questo impegnativo , ma vivace “programmino alternativo” di circa 1 mese e 10 gg. che ci vedra’ toccare per la prima volta dai 3 ai 4 paesi orientali.
Premettiamo che, non amando restare inchiodati ad un seggiolino di un aereo per 12/13 ore consecutive, nel programmare questo “viaggetto” abbiamo utilizzato la stessa metodologia del camper e cioè farlo a “tappe”, e soprattutto fermarci dove, come e quando ci pare….possibilmente.
Infatti, partiamo, avendo prenotato solo i voli di lunga percorrenza e qualche hotel all’arrivo, ma per il resto andiamo un po’ alla “ventura” (che delizia… finalmente!!!) e cercheremo di prenotare sul posto, quello che piu’ ci aggrada.(il programma quindi potrebbe essere suscettibile di sostanziali modifiche). Qualora non trovassimo, amen… una bella “canadese “ (nel senso di..tenda ehhehhh) su una spiaggia e..via .. “a cul biott”…..ahahhhhh!!!!
(Lo dico spesso ad Anita, qui se non recuperiamo lo “spirito giovanile”, (almeno quello, perbacco, dal momento che per il resto….ehehhhhh!!! NISBA!!!....siamo fregati!!! Ohohhhhhhh!!).


Partiremo quindi il 18 gennaio da Milano Linate per Francoforte con Lufthansa e sosteremo in Hotel per attendere, l’indomani, la partenza del volo per Dubai/Kuala Lumpur. Abbiamo preferito Emirates, l’ottima compagnia aerea degli sceicconi del golfo, che ci permette , pensate , allo stesso prezzo del biglietto , di fare sosta a Dubai (al ritorno) e di poter visitare questa citta’/Stato, da tutti ormai paragonata all’ottava meraviglia del mondo per le imponenti strutture sorte ed altre in continua espansione… per farla breve, e’ il caso di dire che faremo sosta a ..Paperopoli..ahhh!!!


Ripartiremo da Dubai e dopo circa 7 ore e mezza di volo, dovremmo giungere a Kuala Lumpur,
una delle scintillanti e prosperose capitali degli investimenti finanziari asiatici,che come noi europei,se non peggio, si stanno leccando le stesse “ferite”, nella quale vorremmo pure visitarla qualche giorno.
(sappiamo anche cosa, ma ve lo diremo poi)
Giunti cola’, gia’ ci alletta l’idea che essendo Kuala , a pochi gradi a nord dell’Equatore, finalmente ci toglieremo di dosso le nostre “coperte” ed inizieremo a vivere in abbigliamento estivo. Pare che laggiu’ le temperature si aggirino su 30/33 gradi di giorno e 23/25 di notte..sopra lo zero… ehehhhh!!)


Dopo la visita della capitale Malese, un altro volo ci portera’ su Langkawi, bella isola sempre malese, sulla quale dovremmo sostare qualche giorno (ma anche qui e’ tutto da vedere e decidere in loco)


Terminato il soggiorno su Langkawi, dovremmo prendere una specie di traghetto (abbiamo però letto che somiglierebbe di piu’ ad una “lancia” veloce, quasi simile a quelle usate dai pirati che abbordavano le navi e, navigando nell’angusto braccio di mare dello Stretto di Malacca, che divide le coste dell’Indonesia dalla Malaysia, approdare su Koh Lipe, una fantastica piccola isoletta a forma di farfalla, (l’abbiamo scoperta su Google Earth) appartenente pero’ alla Thailandia.
Qui lo sbarco dovrebbe avvenire quasi a livello di Normandia, ma su un’incantevole spiaggia e quando sei ancora con i piedi a mollo, devi esibire il passaporto, dove un locale poliziotto, metterebbe il timbro di entrata , dandoti pure il benvenuto in terra Thai!! Mah!!! Boh!! Vedremo..tutto da verificare.
Su questa deliziosa isola, dovremmo fare qualche giorno di relax, tipo Robinson Crusoe (Anita, naturalmente, e’ gia’ addestrata per farmi da “Venerdi’” ahahhhhh!!! su spiagge, ci dicono, …borotalco… ehehhhh!!!).


Quando saremo stufi di Koh Lipe , dovremmo rimetterci in mare (..immaginate.. io “Fantozzi” ed Anita “Filini” con valige,, beauty case, trolley ecc. ecc. che “annacquiamo, fra un traghetto e l’altro.. ci mancherebbe solo la…”Bianchina”…pregusto le…risate… ehehhhh) e raggiungere l’altra bella isola di Koh Lanta, che a sua volta si divide in Ko Lanta Noi (in thailandese “Noi” significa “piccola” e Ko Lanta Yai con immense spiagge.


Terminato di esplorare (..si fa per dire) Ko Lanta, proseguiremo sempre via mare per le decantate Phi Phi Islands (anche queste isole con spiagge da.. sogno)


Su Phi Phi avremmo programmato di restarci 3/4 giorni (mah!! Forse di più. Chissà... vedremo)
Poi, ancora via mare, dovremmo raggiungere la penisola/Regione di Krabi (a sud della Thai)
Dopo aver soggiornato anche a Krabi e dintorni, con un bus di linea,raggiungeremo Phuket.


A Pukhet, oltre che soggiornarvi, vorremmo fare un’escursione sul fantastico Arcipelago delle Similan , nel Mar delle Andamane ( …ci dicono che sono veramente selvagge ed il mare dello Tsunami, non e’ dei piu’ calmi…ma di questo vi parleremo)


A Phuket o dintorni dovremmo restare, pochi giorni e cioe’ fino al giorno dell’imbarco su un aereo di Air Asia che ci riportera’ in Malesia, per iniziare la mesta via del ritorno, non prima pero’ di fare tappa a a Dubai e sostare 4 giorni circa, per visitare la città/Stato e, tempo permettendo, fare una “capatina” nell’inaccessibile penisola del Musandam e nello sceiccato del Fujairah sull'Oceano Indiano.


Quindi il finale Dubai – Francoforte - Milano


Insomma.. avete capito, in questi posti ci andiamo per la prima volta, non sappiamo proprio nulla, abbiamo “studiato “ tutto a tavolino, sul pc e altre info di qualche amico… e se avete la pazienza di seguirci con i ns/ futuri appunti/diari..siamo sicuri che vi terremo ..allegri.


..continua....


25 gennaio 2009


Diario2 - Impressioni e realta' della prima tappa..Milano - Francoforte - Dubai – Kuala Lumpur


Con freddo e pioggia, siamo partiti puntuali da Linate con Lufthansa ( a sti tedesconi,.bisogna riconoscergli i meriti!!!) ed in meno di un'ora e 20 minuti siamo giunti a Francoforte (ma sulle Alpi ci siamo dovuti "attaccare" ai seggioloni, perchè si "ballava" … evidentemente… la forte perturbazione) e per non smentirsi ancora, appena usciti dall'enorme e ben attrezzato Aeroporto di "Frankfurt am Mein", (ragazzi..si fa per dire: ma con tutto il rispetto per la nostra Malpensa… quest'ultima..gli lustra le scarpe ahahhhh!!)
non abbiamo fatto neppure in tempo a chiamare lo "shuttle" dell'hotel che gia' uno si avvicinava e chiedeva (bontà sua, in tedesco ..azz!! ed io che non ne spiaccico neanche una virgola) se fossi Herr...(quando gli ho detto: Paesà, parlami almeno la lingua d'Albione…ehehhh!! altrimenti, facciamo un discorso fra sordi, allora si e' messo a ridere, si e' sincronizzato pure lui ed in 15 minuti circa ci ha portati in Hotel.


Il di' dopo, ben riposati e dopo una ricca colazione a base di fette biscottate, marmellate, omelette, uova, bacon, e…..wurstel…e te pareva che potessero mancare.. ci siamo fatti riportare nel big airport, dove a conferma che a Linate, (e nel resto d'Italia?) chiedono di pagare la connessione Wi-fi in attesa di partire, qui (ed in quasi tutti gli altri aeroporti del mondo) puoi comunicare GRATIS col tuo pc portatile e per il tempo che ti occorre.


Puntualissimo l'aereo e' decollato per Dubai.


Ora, e' da bordo di questo splendido Boeing 777-300 della Emirates, che, dopo essere stati serviti del pranzo (che non era niente male, ma il vino, ..perbacco..made in Turchia, però..) ho risfoderato il mio nano-computerino e sto scrivendo queste mie considerazioni (d'altronde 6 ore di ozioso volo, si debbono pur far trascorrere ..o no? (ormai a bordo di varie compagnie si possono tranquillamente usare i propri computer, (e qui vedo che sono in molti che lo stanno utilizzando) come anche palmari contenenti giochi elettronici per ragazzi (Playstation ecc.ecc.) ad eccezione della fase di decollo e di atterraggio, non ancora internet , ma il telefonino, quello no! (pare che non siano riusciti ancora a risolvere il fattore interferenze , oppure, si pensa, debbono, far "rendere" quello satellitare di bordo a prezzi da..sceicchi ??? Ehehehhhhhh!!! Mah!!!


Siamo seduti in comodi sedili, dove notiamo un sufficiente spazio per le gambe. L'aereo e' pieno e pensiamo di essere gli unici italiani a bordo (riteniamo che molti passeggeri occidentali vadano a Dubai anche per lavoro, oltre che molti "ricchi" arabi) e le belle hostess assai premurose, ci assistono con vera professionalità. Grazie inoltre ad uno steward portoghese, trovato al ceck-in di Francoforte, che parlava anche italiano, (così, "non perdeva l'uso della lingua" ha detto) abbiamo chiesto ed ottenuto 2 posti lato finestrino e mentre vi scrivo, butto anche l'occhio allo scenario che ci passa sotto e vedo a sinistra la penisola di Crimea e la distesa del Mar Nero. Attualmente la velocità dell'aereo che, assieme alle località, appare sul display e' di 1046 Km all'ora !!! Voliamo a 11.000 metri d'altezza e fuori c'e' una temperatura di 56 gradi sottozero!! Ora… minuscola appare Trabzon, (la mitica Trebisonda… per chi la perde) quindi il Mar Nero l'abbiamo gia' superato e ci troviamo sulla Turchia. Mancano ancora circa 2 ore e 30 minuti per Dubai , nel quale stimiamo di atterrare alle ore 23 locali (le 20 in Italia)
Il viaggio prosegue e… per adesso...bene.


Chiudo, anche perche' ci stanno servendo delle "delicatessen" e riapriro' sull'altro aereo che ci portera' a Kuala Lumpur in Malesia.


Da noi e… ma si… anche da tutti i "vacanzieri" di questo.. Boeing …ehehhhh!!!!
un "grande" ed è il caso di dire "alto" abbraccio dagli … 11.000 metri nel cielo della Turchia, pardon…….. stiamo gia' sorvolando..l'Iraq…azz!! …stringiamoci.. "qualcosa" …ahahhhh….sperando che a "quelli a stelle e strisce" laggiu' non gli venga voglia di fare il tiro al…piccione..ehehhhhhhh!!!


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Dubai, ovvero, la citta' dei ..Paperoni, non l'abbiamo ancora visitata, perche' lo faremo al ritorno, ma gia' l'aeroporto la dice lunga sulla vocazione che hanno da queste parti.
Sorvolando di notte , il ricco golfo degli Emirati, ti sembra che il cielo sia passato sotto l'aereo, con le tante lucine che in lontananza sfavillano, nel buio pesto, trattandosi delle centinaia ( o migliaia?) di pozzi petroliferi che pompano oro nero, arrivando poi, con volo radente sulla costa, un'immensa area di ordinate luci (tanto loro, la bolletta non la pagano) illumina città, vie e quartieri "a giorno"
Quando infine si entra nel mega-galattico Aeroporto di Dubai, e' l'apoteosi di colori, negozi, luci psichedeliche, pubblicita' che t'invade.


Purtuttavia, parrebbe che "l'Emiro" cominci ad avere qualche difficolta' a raggiungere, l'ultimo giorno della "quarta settimana" ( pure lui !?!?!?...il tapino… non ci possiamo credere…ahahhhhhhh!!!) (vedere articolo de "la Repubblica" del 19 gennaio).
Si vocifera che in un giorno abbia perduto qualcosa come 484 milioni di dollari …ma ne possiede pur sempre altri ..35 di ..miliardi…..di dollari…azz!!
Vabbe' …ma torniamo al viaggio.


Siamo ripartiti dunque per Kuala Lumpur (Malesia) a bordo di un A330, pienissimo ( e pensavamo che da quelle parti ne andassero in pochi).
Questo volo di circa 6 ore e 50 e' stato caratterizzato da forti pertubazioni, soprattutto in arrivo sullo Stretto di Malacca, con violente turbolenze cui l'aereo veniva sottoposto (stavamo sorvolando l'area dei monsoni e dello tsunami) ed improvvisi, quanto paurosi, vuoti d'aria, tanto che non pochi passeggeri (Anita compresa) sono dovuti ricorrere alla "busta". (Bisogna riconoscere comunque che la..cosiddetta "strizza" in certe occasioni, inevitabilmente ti passa per la mente,..però, poi, ti conforti, dicendoti….. e' il destino…intanto ti senti un po' …umido... ehehhhhh)


Atterrati a Kuala, con 32 gradi di temperatura ( a gennaio!!!) un pò… stanchini, abbiamo preso un taxi (per chi non lo sapesse l'aeroporto e' distante circa 75 km dalla citta') e ci siamo fatti accompagnare in albergo..dove siamo letteralmente ..crollati dal sonno…..


Stamattina siamo in perfetta forma ed in questi 3 gg. ci visiteremo la citta' e poi di nuovo in volo per l'isola di Langkawi….(come da ns/ programma) situata proprio nello Stretto di Malacca…..ma questa ve la racconteremo fra… qualche settimana….dopo esserci "stravaccati" in totale relax su una soffice spiaggia tropicale.


...continua....


Diario 3 – Kuala Lumpur – Langkawi (Malaysia) – Koh Lipe (Thailandia)


Tre intensi giorni di visita, come piace a noi e cioe’ su monorotaia sopraelevata che attraversa una buona fetta della città, in pratica il loro metrò che viaggia a circa 40 metri di altezza, (forse e’ antiestetico, ma e’ funzionalissimo, costa poco e…che vista !!!), bus pubblici, taxi (che costano altrettanto poco), ma soprattutto a..piedi, ci hanno fatto scoprire la calda ospitalita’ dei malesi e la loro capitale, che pur non vantando templi rinomati, come quelli cambogiani, birmani o thailandesi, ha creato dei “templi “ moderni quali le DUE torri gemelle, meglio conosciute come “Petronas”





due imponenti edifici di cemento e acciaio inox, di ben 452 metri di altezza (si.. non hanno badato a spese…) e’ proprio il caso di dire ..la potenza del..petrolio, infatti esse sono state realizzate dalla societa’ petrolifera di stato malese, la “Petronas”, appunto, in pratica la nostra ENI, ed i cui piani sono occupati dai propri uffici, Questi 2 grattacieli sono stati fino a poco tempo fa le torri piu’ alte del mondo, (primato ora battuto da quello di Dubai che pare superi gli 800 metri di altezza) sulle quali abbiamo voluto salirci, (il ticket e’ gratuito, ma occorre prenotarsi) per contemplare dall’alto questa citta’ pienissima di altri grattacieli e soprattutto tanto, tanto verde che ci e’ sembrata essere stata costruita in una giungla.
La Malaysia, infatti si sviluppa tra il 3° ed il 7° parallelo nord, ad uno schioppo dall’ Equatore e la vegetazione e’ talmente rigogliosa e varia che si avvicina appunto alla…..giungla.
Abbiamo visitato il Museo Nazionale Negara, storia di usanze e comportamenti del popolo malese e di notte il caratteristico e brulicante quartiere di “China Town”. In questo periodo e per 2 settimane circa si celebra il Capodanno Cinese…il quartiere infatti si e’ rivelato un vero otre di odori, profumi (ma anche di puzze !!) fumi di grigliate, bancarelle..insomma di tutto e di piu’. Una baldoria indescrivibile….con tanto di lunga processione con in testa il famoso Drago cinese ,lungo diversi metri che veniva fatto ondeggiare a destra ed a manca in tutte le vie ed alla cui processione ci siamo associati anche noi, filmando e fotografando le varie coreografie…. E dite poco.. quest’anno ci siamo pure fatti ben 2 capodanni…ehehhhh!!! Ma stavolta mancava il…tacchino!!!!!
Siamo andati inoltre ad assistere ad una bellissima manifestazione di musiche e danze in costume rappresentate dai vari Stati che compongono la Federazione malese.
Abbiamo ammirato ed apprezzato in particolare i canti ed i costumi degli indigeni del Sabah e del Sarawak regioni dell’ancora oggi misterioso e selvaggio Borneo (che meriterebbe un bel viaggetto ad hoc…vedremo)
 
(Alcune danze del Borneo ed i festeggiamenti
 
del Capodanno cinese in Kuala Lumpur)

Non abbiamo visto “l’old indian temple” un antico tempio dove va a pregare la numerosa comunita’ indiana (la Malaysia e’ in prevalenza formata da Malay, islamici, ma sono presenti 2 grosse comunità, quella cinese e quella indiana, oltre a vietnamiti, cambogiani, giapponesi, indonesiani etc. etc. insomma un crogiuolo di razze e di religioni che fino adesso, pare vivano in apparente armonia, (ma durante i vari spostamenti i tassisti delle varie etnie, ad alcune nostre informazioni (piu’ che altro sapere come si vivesse in un caleidoscopio di genti), sparlavano degli altri: addirittura David, un Malay cristiano (che sono pochi qui) inveiva contro il Primo Ministro ed un altro tassista cinese, ce l’aveva con gli islamici… tutto il mondo e’ paese.


All’alba del terzo giorno, abbiamo lasciato l’Hotel Dynasty e ci siamo fatti accompagnare all’aeroporto LCCC (Kuala ne ha 2, l’altro e’ il KLIA, cioe’ il principale) per imbarcarci sul volo Air Asia per l’isola di Langkawi. In attesa del decollo approfittando del Wi-fi gratuito, tramite il ns/ pc, abbiamo fatto una prenotazione “al volo “ per un hotel sull’isola thailandese di Koh Lipe, che nel giro di 10 minuti ci ha dato la conferma. Meraviglia della tecnologia.
Siamo quindi, puntualmente decollati per l’isola, (non prima di aver depositato in uno “Storage” dell’aeroporto, tutti i pesanti indumenti invernali che ammontano a circa 10Kg per riprenderceli fra un mese circa, di ritorno dalla Thailandia)
Atterrati dopo circa un’ora su questa verdeggiante isola, ci siamo recati presso il tourist office locale per chiedere degli hotel disponibili (qui non avevamo la prenotazione) e con somma sorpresa ..gli hotel dell’isola risultavano quasi tutti pieni.
Il motivo era proprio del Capodanno Cinese, i cui cittadini si recano in vacanza per quasi 2 settimane proprio sull’isola di Langkawi. Ahi, ahi, ahi… ci siamo detti.
Eravamo quasi pronti a pensare che la ns/ profezia di dormire in spiaggia sotto una canadese, potesse avverarsi, quando la gentile Signora del tourist , ci dice che le risultavano libere 3 camere e solo per 3 gg. al Berjaya Beach Resort & Hotels (assieme al Mutiara, uno dei piu’ esclusivi dell’isola)naturalmente abbiamo detto Ok.
Mezz’ora dopo ci stavamo “sacrificando” (obbligati eh, non avevamo scelta !!! ) sotto la doccia del Berjaya. (In taxi avevo detto ad Anita di prepararsi ad andare in…cucina a lavare i…….per pagare il ”bill” ….ehehhhhh!!)


L’isola di Langkawi e’ ritenuta “porto franco” e ci avevano detto che all’interno dei “duty free” si potessero acquistare molti prodotti tecnologici, a prezzi competitivi. Non e’ affatto vero! I prodotti ci sono, per lo piu’ “datati” ma costano di più che acquistarli in Italia. (Anche a Dubai e’ la stessa cosa ed ormai, con la cosiddetta globalizzazione non e’ poi cosi’ conveniente acquistare nelle capitali asiatiche).Quando facevo notare a qualche negoziante che quel prodotto in Italia, costava meno, stringeva le spalle e per giustificarsi, mi rispondeva che in Italia, su quei prodotti non ci sono molte tasse…azz…che eresia.. non immaginava che siamo il paese piu’ tartassato… In un “porto franco” che costa piu’ che da noi…Mah!!!!


Al di la’ di questo, la bellezza delle spiagge di Langkawi non ci ha entusiasmato e non consiglieremmo di trascorrerci una vacanza lunga. E’ da farla solo per coloro che (come noi) volessero raggiungere le isole del sud della Thailandia (koh Lipe) senza passare da Bangkok che e’ piu’ distante.


Terminati i 3 gg al Berjaya, (ottimo resort, tantissimo verde, sempre a mo’ di giungla, con tanto di scimmie che se lasciavi la porta aperta te le trovavi in stanza), fatto il biglietto per la traversata sul boat veloce, ci siamo fatti accompagnare al Thelaga Harbour per passare in Thailandia. Fatta la dogana malese, ci siamo imbarcati, assieme ad altre 16 persone, (inglesi, tedeschi, svedesi, ed un francese) su questo “motoscafone” di circa 15 metri, avente 4 motori con una potenza mostruosa (ben 900 cavalli= 4x225). Appena a bordo uno dell’equipaggio ha ordinato a tutti di indossare il giubbotto di salvataggio….azz! ho pensato..vuoi vedere che qui, stamattina, il mare dello Stretto di Malacca, si e’ “alzato” un po’ agitato e ci fara’ vedere i…sorci verdi???
Non l’avessi mai pensato…appena doppiato il promontorio ed iniziando ad allontanarci dalla costa, il mare si presentava abbastanza “schiumoso” con ondazze cosi’ formate, da mettere “pensieri” e per giunta il pilota del boat, invece di proseguire a velocita’ moderata, ha pensato bene di scatenare tutta la potenza dei 900 cavalli… figuratevi a bordo.. ci tenevamo per miracolo, spruzzi d’acqua… ma che dico… secchiate d’acqua …che arrivavano di fianco…dall’alto, di fronte…guardavo Anita e la vedevo sempre piu’ bagnata.. la barca che semplicemente volava sulle onde con delle grosse spanciate..tutti noi che cercavamo di mettere al riparo video e fotocamere..(sperando che per la pelle ci pensasse qualcun altro..ehehhh!!!) ed il pilota che , non riuscendo a tenere gli occhi aperti per la tanta acqua che gli arrivava addosso..ha pensato bene…non di rallentare..ma di farci ridere.. mettendosi il casco da motociclista con tanto di visiera abbassata (sic!!!) Una scena che da tragica si e’ tramutata in comica…perché, data l’inaudita velocita’ che costui, insisteva a tenere con quel mare, per i continui sobbalzi, il tapino picchiava pure la testa sotto la capote. Per farvela breve.. in mezzo a comprensibili preoccupazioni, ma anche a fragorose risate …meglio cosi’.. e con mare grosso, in meno di 50 minuti (ben 35 miglia), tutti bagnati, eravamo finalmente in Thailandia, al riparo, nell’incantevole baia di Pattaya della splendida isola di Koh Lipe. (Abbiamo tutti pensato che il pilota.. quella mattina, si fosse fatto, ”una pera”. Mah!!! (Ci avevano detto che la traversata normalmente durava un’ora e 15 !!! )


Avvicinandoci a riva, ci aspettavamo che almeno Koh Lipe avesse..chesso’… un porticciolo..un pontile.. un tronco nell’acqua… per facilitare lo sbarco….macche’.. a Koh Lipe si scende ..come sono sbarcati quelli in …Normandia… si, avete capito benissimo… proprio così.. ci si deve lanciare in circa 40 cm di acqua e raggiungere la battigia…ma non e’ finita….nessuno ti porta le valige e devi sbarcartele da solo....sulle spalle….A Koh Lipe si arriva (e si parte) in questo modo. Insomma se oggi desideri veramente una vacanza in una splendida isola (e Koh Lipe con il suo vasto arcipelago, lo e’) non ancora “aggredita” dal turismo di massa..beh!! alcuni “inconvenienti” si debbono mettere in conto.
Ma ne vale veramente la pena, quest’isola e’ agli albori del turismo (fino a quando?), infatti non ci sono ne’ auto, ne moto e poche biciclette..semplicemente perche’ non ci sono strade !!!! Ma ci sono appena 3 grandi spiagge mozzafiato (Pattaya, Sunrise e Sunset) acqua turchese e sabbia borotalco. Si mangia sulla spiaggia (si, la sera apparecchiano i tavoli sulla sabbia) e si mangia quasi solo….pesce!!! Dalle aragoste, ai calamari, dai tonnetti ai barracuda agli sneepers…tutto alla brace e tutto a meno di 10 euro a testa!!!! …proprio la vacanza che si sogna… o no?
Ora dopo 3 giorni trascorsi su questa incantevole isola, sotto un sole ferragostano (ieri qui ha segnato ben 35 gradi !!!) un’acqua che piu’ calda non c’e’, spiagge tropicali di sabbia bianca..quasi cipria….noi mezzi..abbrustoliti….(siamo dovuti ricorrere a creme, con fattore da 35 a 50), ci apprestiamo a fare qualche piacevole escursione nell’arcipelago con i caratteristici long tail asiatici.
(Ah.. dimenticavamo di dirvi che qui, sulla base del ns/ programma, dovevamo starci solo 3/4 gg….bene.. sono gia’ diventati 6 e forse allungheremo…chissà… vedremo…Boh!!)


Ma…adesso e ‘ tardi…il prosieguo a quando lo avremo piacevolmente vissuto…


...continua ....


Diario4 – di isola in isola da Koh Lipe – Koh Lanta – Phi Phi Islands …nel caldo Mar delle Andamane..


Dopo 6 intensi giorni, piacevolmente vissuti nella natura, oseremmo dire, quasi primordiale, dell'isola di Koh Lipe, (ma anche qui, purtroppo, comincia ad affluire turismo…) fra interminabili bagni in acque calde e cristalline in contesti da… cartolina, snorkeling su barriere coralline ricche di fauna marina, qualche video subacqueo, pranzetti al sacco su spiagge da sogno come sulle incantevoli Koh Rawi e Danang,sulle quali abbiamo fatto delle bellissime escursioni e dove abbiamo fatto conoscenza con una piccola comunita' di "zingari di mare", anche chiamati "Moken" in birmano, e "Chaw lay" in Thai, nomadi, di religione animista/feticista (adorano i totem) che abitano varie isole del gruppo delle Tarutao e si dice provengano, dall'ancor oggi misterioso ed inaccessibile, arcipelago birmano di Myeik,
composto da oltre 800 isole situato a sud della Birmania (ora Myanmar) nel mar delle Andamane.
E' quindi giunta l'ora di salutare Koh Lipe e riprendere la via del mare per raggiungere l'isola di Koh Lanta a tre ore di navigazione veloce nel mar dello Tsunami..in direzione nordovest.
Non possiamo per adesso fare paragoni, con altre realta' della Thailandia, perche' questa e' la prima isola che visitiamo, ne' farlo con altri viaggi in contesti diversi, ma alcune riflessioni per quello che abbiamo sin qui visto ,possiamo anticiparle.
I cittadini di questa isoletta, piu' vicini come caratteristiche somatiche ai malesi, avendo scoperto che c'e' da fare soldi col turismo, si danno un gran da fare nel costruire (ahinoi !!!) nuovi resort , iniziando a deturpare l'isola (qui non vanno molto per il sottile e lo stato e' presente solo con 2 cannoniere militari al largo..sob!!!!) con prezzi, per camere "confortevoli", mediamente piu' costose, in confronto alle isole piu' sfruttate ed allo standard thailandese.
(Sia ben chiaro, ci sono anche camere da 30 euro per notte ed anche a meno.(sic!!)..ma per chi intende trascorrere una vacanza "decente" ed avere qualche "comfort" in piu' , sono da evitare. (almeno per noi).
Il costo del pranzo e' veramente irrisorio, dagli 8 ai 10 euro a persona per pesce alla griglia ..calamari, cozze, vongoloni
,(ma anche aragoste, granseole…ottime e piene di polpa.. granchi, piatti unici e principali, di cui ci siamo abbondantemente
e quotidianamente nutriti, pregandoli sempre di non "pitturare" il pesce sulla griglia con le loro spezie un po'..piccantine
) accompagnati da patate al cartoccio e/o riso, l'altro prodotto locale che ci e' piaciuto e' stato il "vegetable tempura", in
pratica verdure cotte in pastella o in umido (somiglia un po' al ns/minestrone, ma molto saporito) prezzi quasi costanti in
tutti i ristoranti (anche in questo settore, intere famiglie (di ex - pescatori, supponiamo), si sono "inventate" ristoratori
ed attrezzano tavoli sulla lunga spiaggia di Pattaya che di sera diventa quasi l'arteria principale dell'isola (infatti
abbiamo viaggiato scalzi per 24 ore e per 6 giorni consecutivi…che goduria !!!...ma che dolori, quando dovremmo rimettere
le ..scarpe..ehehhhh!!!) con grandi griglie, fatte di bidoni tagliati a meta',. Tre mesi fa hanno asfaltato..pardon…cementato
(larghezza 3 metri circa) il "viottolo" di sabbia che collegava le 3 spiagge con ai lati i negozi...si fa per dire..alcune,
ancora catapecchie..adibite a negozi…ma ormai quasi tutte in ristrutturazione.
Gli "shop" piu' presenti sull'isola??? Diving ed Internet Point a 3 BHT al minuto, cioe' 180 Bht all'ora, quasi 4euro e
mezzo, se invece utilizzi un tuo pc, paghi solo poco piu' di 2 ero)


Milko e Federica, una simpaticissima coppia di amici piacentini che vengono da piu' anni e che importano dalla Thailandia oggetti etnici, ci han riferito che quest'anno, questo paese, ha accusato dal 30 al 50% di turismo in meno, a causa della crisi mondiale.


Per coloro che volessero maggiori indicazioni dove alloggiare, noi abbiamo scelto il Bundhaya Beach Resort di Pattaya, bel bungalow con piccolo giardino antistante, a pochi metri dalla spiaggia, a 90 euro per notte, con ricco breakfast incluso.


Bene, Ora si riparte. L'unico inconveniente..o se vogliamo il piu' aleatorio, e' dovuto allo stato del mare.
Koh Lanta dista da Koh Lipe oltre 100 miglia marine, (suppergiu' 182 km) nel periglioso Mar delle Andamane, e per raggiungerla occorrono piu' di 3 ore di navigazione..su un analogo "bolide" nautico da 700 o 900 cavalli di potenza…che
raggiunge velocita' semplicemente mostruose ( e la sicurezza ???..Ma qui..questo aspetto e' secondario…)


Bisogna infatti affidarsi alla fortuna di trovare mare…abbastanza calmo…che secondo noi, lo e' di rado.
Dopo aver salutato una simpaticissima coppia di amici milanesi, incontrati sull'isola, Riccardo e Patrizia, con i quali abbiamo trascorso assieme, giornate ed escursioni e scorazzato a piedi tutta l'isola, ci siamo incamminati scalzi, lungo la spiaggia, pantaloni alla zuava, valige sulle spalle, immersi sino alle ginocchia per salire sul long tail che ci ha portato su una piattaforma in mezzo al mare, ove poi trasbordare sul "bolide", a causa della bassa marea.
Per lo stato del mare, siamo stati fortunati a meta'. Nella prima ora di navigazione, il mare ha creato qualche problema
ad alcuni passeggeri, (soprattutto una ragazza) che sono ricorsi alla famosa "busta" (Anita questa vota, era in forma
smagliante ..ehheeheh..e te credo… dopo diversi giorni di relax su un'isola da sogno… con "no-chalance" e mare "incacchiato" lei
ascoltava musica…ahahhhhh!!!!), ma dopo circa 35/40 miglia, superata l'isola Koh Bullon, il vento e' andato via via
attenuandosi e la navigazione e' proseguita abbastanza tranquilla..


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In questo momento , per far trascorrere piu' velocemente il tempo di navigazione, mentre la "scheggia" fila a quasi
40 nodi, (parrebbe che ci siano solo le eliche in acqua…caspita!!) su un mare che,nel frattempo, e' diventato olio, ho
acceso il mio computerino per scrivere alcune impressioni.A bordo siamo circa 18 passeggeri, di cui ben 6 italiani, ma solo noi in coppia, gli altri, tutti uomini da soli. (come si sa, la Thailandia e' la meta preferita dei nostri connazionali, soprattutto "single").
Ora la barca accosta su una bella spiaggia dell'isola di Koh Muk per far scendere una coppia di inglesi..che, sia chiaro….dovranno farlo sempre a mo' di sbarco in Normandia….cosi' e'…. riprende la navigazione… Ora si avvicina un long tail dell'isola di Koh Ngai (molto bella anche questa) per far scendere altri turisti.. avete ben capito..che questo boat fa anche un po' da "corriera".
Ora spengo e ci sentiremo dopo Koh Lanta…


Koh Lanta


Giunti nel porto di quest'isola, abbiamo subito capito che la musica era cambiata e la ressa di turisti che sbarcavano dai vari traghetti…ci confermavano che eravamo di fronte al cosiddetto turismo di massa (anche se Koh Lanta viene ritenuta
un'isola tranquilla e non e' la preferita dagli italiani).
Siccome viaggiamo senza prenotazioni, abbiamo notato, fra i tanti cartelli di hotels, che ondeggiavano, a mo' di paletta, in mano ad una miriade di persone per "accalappiare" turisti, il Lanta Nice Beach Resort, che una coppia di sposini
italiani, Stefano e Daniela di Riccione,ci aveva consigliato, quale ottimo resort per rapporto qualita'/prezzo, il quale “omino”, contento di portare al suo principale, nuovi clienti, "senza booking", ci ha fatto salire su una confortevole Toyota e
ci ha accompagnato alla Reception a 25 km circa dal porto, sulla spiaggia di Long Beach …ah..dimenticavamo, in Thai, molte localita' hanno una spiaggia che si chiama "Long beach…infatti non potrebbe essere diversamente…le spiagge a volte sono veramente lunghe centinaia di metri..ehehhh!!!)
Dopo aver "strappato" un buon prezzo per 3 giorni, scegliendo un bel bungalow, direttamente sulla spiaggia, con tutti i servizi compresi, internet in camera e pure sulla spiaggia addirittura gratuito e breakfast incluso, abbiamo anche noleggiato uno scooter (poco piu' di 5 euro al giorno) e ci siamo dati alla scoperta dell'isola.


Koh Lanta e' un'isola dove viene privilegiato un turismo familiare, abbastanza tranquillo con un'abbondanza di offerte di
ottimi Resort a prezzi molto competitivi. Quello che fa la differenza e' la mancanza della bellezza dei fondali e la sabbia piu’ scura di questa lunga e larga spiaggia.
Non ha grandi attrattive se non uno pseudo Parco Nazionale al sud dell'isola che
abbiamo visitato e che non ha nulla di speciale. Tre giorni sono piu' che sufficienti per visitarla, pero' al Ko Kay Restaurant si mangia veramente bene ed al Bar-Ristorante "La Monaco" (gestito da un simpatico tedesco che si vanta di fare la migliore cucina italiana ...perbacco...non c'e' piu' religione...ehehhhh) si beve un buon caffe espresso.


Al termine , siamo partiti per Phi Phi Islands, ritenuta qui (dopo Phuket) la Ibiza della Thailandia. Dopo lo tsunami di 4 anni fa che la distrusse e fece circa 3000 vittime, e' stata ricostruita totalmente e, ci dicono, quasi "sfigurata" o , se vogliamo, "devastata nuovamente dallo tsunami dell'edilizia" .
In pratica un "caos" indescrivibile di turisti e nuovi alberghi.
Abbiamo quindi cercato, sulla base di informazioni appropriate, di andare a trovare alloggio negli hotels di "Long Beach",
senza dubbio la piu' bella e fruibile spiaggia di Phi Phi, ma soprattutto la zona piu' tranquilla, lontana dagli assordanti "rumori" delle discoteche e dei Bar a tutto volume. La sera, infatti, se si vuol andare in centro a Phi Phi, bisogna obbligatoriamente prendere la barca. Forse romantico, ma anche un po' scomodino.
Inizialmente siamo stati per 3 giorni all'Andaman Beach Resort (buon albergo, ma carente a ns/ avviso di taluni servizi ) e quindi ci siamo trasferiti,direttamente sulla bellissima spiaggia del Paradise Pearl Resort, dove abbiamo occupato un
bellissimo bungalow, fronte mare.
Anche i prezzi per la ristorazione, a Phi Phi sono quasi il doppio di Ko Lipe e di Ko Lanta, ma c'e' una maggior varieta'.


Vi sono inoltre diverse escursioni da fare sulle isole piu' vicine e dal momento che ci hanno raggiunto i ns/ amici milanesi Riccardo e Patrizia, abbiamo prenotato una long tail tutta per noi , per farci accompagnare sulle varie isole, al largo di Phi Phi.


Abbiamo raggiunto la ormai famosissima spiaggia di May Bay sulla piccola Phi Phi, dove Leonardo Di Caprio ha girato il film.
Spiaggia, acqua e scenario da 7 stelle, ma un casino indescrivibile di barche, barconi e turisti, dove oltretutto, per poggiare le tue orme sulla soffice sabbia, devi aprire il..borsellino…perche' e' un "Parco" (vero scempio !!!) e dal quale, dopo essere scesi, pagato e scattato alcune foto, abbiamo detto al buon Bee, il nostro barcaiolo, di mettere la prua fuori da quell'affollamento e portarci su un buon fondale dove poter fare delle riprese video subacquee. Bee non ha tradito le attese ed abbiamo ammirato per circa 3 ore, fondali pieni di pesce e filmato per circa un'ora. Alle 17 siamo rientrati.


Domani sveglia presto, per un'altra escursione su “Bamboo Island”, altra isola, ci dicono con altrettanti eccezionali fondali trasparentissimi, sperando di poter filmare sott'acqua qualcosa di piu' interessante.


E' tardi ...un abbraccio a tutti ed una cordiale buonanotte dalla ..Thailandia.
Michele & Anita


...Continua....


Diario5 – Phi Phi, Phuket ed il fantastico Arcipelago delle Similan


Il nostro soggiorno a Phi Phi Don si e’ protratto per alcuni giorni, alloggiando al Paradise Pearl Resort, ottimo hotel con bungalow nel verde e vista mare sulla bella spiaggia di Long Beach.


In verita’, appena giunti, la nostra intenzione e’ stata quella di ritornarcene nuovamente al sud, sull’arcipelago di Tarutao, ma considerato che visitavamo la Thailandia per la prima volta, ci sembrava piu’ giusto restarci e visitare altre isole e spiagge nei dintorni, complice, non solo il fatto che i nostri due simpatici amici milanesi, Riccardo e Patrizia, con i quali avevamo passato bellissimi giorni di escursioni a Koh Lipe, ci avevano nel frattempo raggiunto, e che, purtroppo per loro, essendo vincolati alle rigide prenotazione fatte e pagate in Italia non potevano ripartire, ma consapevoli che pur nel nostro lungo tour di vacanza di circa un mese e mezzo , avevamo programmato ben 3 se non 4 Stati (Malaysia – Thailandia, Dubai e probabile, ma non sicura, estensione in Oman) s’imponeva anche per noi un maggior riposo.


Essendo inoltre liberi da prenotazioni e viaggiando “ a piacimento” eravamo nella facolta’ di modificare l’itinerario, preferendo optare per il Parco Nazionale dell’arcipelago delle Similan , sacrificando Krabi, regione che visiteremo una prossima volta.


Con l’amico Riccardo, grande appassionato di mare, nel programmare alcune escursioni, abbiamo puntato su fondali ricchi di pesce, per fare del buon snorkeling e vedere di poter catturare sott’acqua qualche immagine di specie significative. In realta’ abbiamo visto e pure cercato di filmare nel proprio habitat alcune murene ed altra fauna, ma il mare un po’ mosso e di conseguenza la non eccelsa trasparenza dell’acqua, ci ha permesso di restare parzialmente soddisfatti.


Domani, dopo aver salutato Ric e Pat che rientrano in Italia, partiremo da Long Beach per raggiungere, vedere (e, ci suggeriscono, possibilmente ..scappare da) Phuket, o meglio, siccome in tanti ci hanno gia’ spiegato che e’ uguale se non peggio di Phi Phi, col suo caos, e’ molto probabile che sceglieremo qualche localita’ piu’ a nord, come Khao Lak o dintorni, (per ora non sappiamo) quale sosta temporanea, ma soprattutto, quale terminale di partenza ed arrivo per l’arcipelago delle Similan per poi tornare nuovamente a Phuket, visitarla 2 giorni ed imbarcarci sul volo per la Malaysia.


Dopo il soggiorno, ci sentiamo di fare qualche riflessione per coloro che volessero visitare Phi Phi Islands. Le due isole, hanno 3 belle spiagge : Maya Bay, (su Le) Long Beach e Monkey ,quella dove ci sono le scimmie..(su Don).
Phi Phi, “Centro” e’, invece, (non vogliamo essere ingenerosi) un luogo caratterizzato da vie strette, per niente pulite, super-affollato di turisti , discoteche o bar con decibel a paletta fino a notte fonda, fogne che di sovente emanano insalubri miasmi e circolano liberi un eccessivo numero di gatti randagi,(come in tutta la Thailandia) che per la legge della compensazione, supponiamo, si nascondano altrettante ben nutrite pantegane.. ehehhh!!!), i quali felini, non accontentandosi di dare la caccia al nemico preferito, ogni tanto, arrotondano, balzando sui tavoli dei ristoranti ed impertinenti, si rifocillano pasciutamente dai piatti esposti…che poi, forse, inavvertitamente vengono pure serviti ai turisti..ehehhhh!!!) (tutto visto con i ns. occhi).
Il ristorante ove, sempre a ns/ avviso, si mangia meglio e’ il Ton Sai.
Se comunque le Phi Phi si desidera visitarle e’ preferibile alloggiare, distanti dal cosiddetto “Centro” o capoluogo, meglio ancora se a Long Beach, ove si trova una bella spiaggia e degli ottimi Resort. L’unica difficolta’ e’ quella che la sera, qualora si volesse andare a fare lo “struscio” in Centro, si deve ricorrere al longtail.


Stamattina, alla fine della colazione, dopo esserci sbracciati per risalutare Ric e Pat il cui traghetto transitava al largo in direzione di Krabi, ci siamo fatti accompagnare al porto per partire anche noi alla volta di Phuket, ma decisamente senza idee chiare di dove andare.
(e neppure le 2 ore su internet, trascorse in attesa del traghetto ci hanno aiutato a scegliere dove e cosa fare)
(Premettiamo che questa volta abbiamo scelto di viaggiare senza le Lonely Planet, le cosiddette bibbie dei viaggiatori, per cui dobbiamo arrangiarci a chiedere e ad utilizzare molto internet.. e fino adesso, non abbiamo avuto nessun problema e pensiamo di non averne neppure in seguito…negli altri Stati)


Giunti a Phuket, abbiamo scelto una soluzione pensata precedentemente ed approfondita durante la navigazione.
Ci siamo fatti accompagnare da un taxi alla Stazione dei Bus ed abbiamo preso un pullman di linea, con aria condizionata, per Tap Lamu, localita’ a oltre 100 km a nord di Phuket e porto dove partono le escursioni per le Similan, che abbiamo raggiunto dopo 2 ore circa (costo del biglietto 90 Bht=quasi 2 euro (Questo pensiamo sia il miglior modo e quello da noi preferito per viaggiare in giro per il mondo, ove si ha la possibilita’ anche di socializzare con i locali, vedere, parlare, capire. (Pensate che sul nostro bus che fa tutti i giorni la linea Phuket – Bangkok, (piu’ di 800 km) alle varie fermate, sono salite delle donne che vendono a pochissimi baht, dall’ananas al mango alla papaya, freschi, gia’ sbucciati, solo da mangiare, ed altro ancora)


Giunti al bivio di Tap Lamu, siamo scesi, per prendere un taxi che ci portasse al porto..a 5 km di distanza. Con le valige appresso, abbiamo quindi chiesto ad un passante dove potessimo trovare un taxi e lui senza scomporsi, ad un semplice gesto della mano, ha fatto arrivare 2 motorini, guidati da un uomo ed una donna.
All’arrivo di questi 2 mezzi “pubblici”, per la verita’, un po’ imbarazzati, abbiamo cercato di fargli capire che noi, piu’ 2 corpose valige, piu’ la borsetta di Anita, piu’ la mia borsa con gli attrezzi video-fotografici, forse trovavamo qualche difficolta’ nel farci trasportare per ben 5 km, da questi 2 “atipici” mezzi .. “No problem” ci ha risposto, qui e’ normale ed infine c’e’ solo questo, prendere o lasciare e quindi convinti che effettivamente non ci fossero altre alternative, con un po’ di fatica, Anita ha preso posto sul sellino dietro la Signora, le valige sono state caricate alla bell’e’ meglio fra le braccia dei conduttori (sic!!), io a cavalcioni dietro l’altro (sembrava di andare sull’asinello, con i piedi penzoloni) con le borse a tracolla, dopo qualche sbandatella per avviarci, siamo finalmente partiti con Anita che se la rideva ed io che la sfottevo dicendole… se ci vedessero…come siamo ridotti..ahahhhhhh!!! (ammettiamo che neppure da giovani…c’e’ capitato) Pero’ vuoi mettere…il divertimento a sessant’anni ..ehehhhh!!!


Giunti a Tap Lamu “harbour” prima di pagare e farci sfuggire quel che ci offriva il mercato dei trasporti, ho pregato i due “mototaxi” di attendere per chiedere se nei dintorni ci fossero hotels ove alloggiare. Si, mi risponde un distinto Signore a cui mi ero rivolto, qui si puo’ alloggiare solo in…Caserma. Come? Gli ho risposto, pensando di non aver capito bene. Si, mi ha controbattuto il tizio, siccome qui e’ una zona della Marina Militare Tailandese , la caserma mette a disposizione degli ottimi appartamenti con aria condizionata, utilizzati prevalentemente dalle famiglie dei militari stessi a circa 600 baht a notte (cioe’ a poco piu’ di 13 euro per notte, ad appartamento !!!!) Azz!! Ho pensato, questo viaggio oltre che piacevole e’ anche pieno di sorprese..pure ospiti in caserma) Bene, ho risposto, andiamo a vedere gli appartamenti (Anita sorniona annuiva e cominciava ad incuriosirsi sempre di piu’)


Ci presentiamo davanti a questa enorme e ben tenuta caserma, ove ci viene incontro un militare di servizio (supponiamo l’ufficiale di picchetto, assieme ad altri con la fascia con la scritta MP (Militar Police) sul braccio , il quale ci apre e ci fa accompagnare per vedere gli appartamenti.. grandi, ben 4 stanze addirittura su 2 piani,, ottimi, parquet per terra, puliti,ben tenuti e con tutti i servizi, doccia calda, aria condizionata, bagno con doccia separati e larghissimi.
Perbacco dico, passiamo in…fureria a pagare ehehhhh!!! Detto fatto!! (non hanno voluto vedere neppure i passaporti,ma ci dicono che il breakfast non e’ incluso,(bonta’ loro..con 13 euro..che volevamo pure la colazione..) ma possiamo andare al bar, li’ vicino, a consumarlo)


E domani si salpa per le Similan….


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Arcipelago delle Similan




Ci siamo alzati alle 7, fatta colazione (per giunta gratis presso il tour operator del viaggio), alle 9 siamo salpati con 2 bolidi del mare e con una caterva di turisti che nel frattempo sono arrivati da Phuket e da altri centri, alzandosi alle 5. Circa un’ora il viaggio con mare non proprio calmo.
L’arcipelago e’ formato da 9 isole che hanno pure un nome, ma qui per non complicarsi la vita, le hanno molto prosaicamente numerate. Da 1 a 9. Punto
La 1, la 2 e la 3 non e’ possibile visitarle in questo periodo (gennaio,febbraio) perche’ ogni sera le tartarughe ritornano per deporre le uova.


Primo stop per snorkeling, quindi all’isola n. 4 , mare leggermente mosso e bolide che ci ha fatto scendere in acque non proprio basse (da 8 a 15 mt). 45 minuti di snorkeling senza che nessuno dei circa 35 turisti, abbia visto nulla di importante..ad esempio..tartarughe, pescecani, murene, barracuda ecc. ecc., solo pesci di piccola e media taglia (anche se ci avevano garantito prima della partenza che era impossibile non vederli….forse il sindacato dei pesci aveva dichiarato sciopero ahahhhhh!!!!
Ripartiamo per il pranzo su una spiaggia decisamente da cartolina… sabbia borotalco e fondali dal bianco al turchese. Almeno quello sopra l’acqua non delude. Ammettiamo di aver fatto anche un ottimo pranzo. Alle 14, 30 si riparte per il secondo ed ultimo snorkeling sull’isola n. 7, mare sempre mosso, fondali alti e pesce di grandi dimensioni sempre in..sciopero. Ripartiamo per approdare sull’isola n.8 (l’isola con il caratteristico grande masso in bilico su una roccia in alto, che e’ stato adottato quale simbolo stesso delle Similan. Ultimo bagno su quest’altra favolosa spiaggia ed alle 15,45 abbiamo ripreso la via del ritorno.
Morale:chi va alle Similan per poter filmare sott’acqua incontri significativi, deve solo essere fortunato, chi invece vuole vedere acqua superlativa, sabbia ..cipria e belle spiagge mozzafiato, non restera’ deluso.
Stanotte, ultima notte in …caserma…. ehehhhh! e domani, rientro a Phuket, per trascorrere gli ultimi giorni in terra Thai. Dove andremo ad alloggiare? Come di consueto, non lo sappiamo , ma come sempre lo decideremo via facendo o all’arrivo.
(A proposito…gia’ sappiamo che domattina, qui a Tap Lamu, dovremo reingaggiare i 2 “sciammannati!! con i motorini che si fregiano di fare il servizio taxi per farci accompagnare nuovamente alla Fantozzi, al bivio della “main road” la strada principale, ove passa il bus di linea proveniente da Bangkok..ma il fatto e’ che non conosciamo gli orari di transito dei bus…….speriamo di non dover aspettare diverse ore all’angolo della strada come fanno abitualmente i locali… vedremo…...cmq mai disperare..anzi sorridere….tutto e’ vacanza..e che bella vacanza)


(….su internet…leggiamo sempre che in Italia il caldo tarda ad arrivare… speriamo di portarlo noi ai primi di marzo.…..)


Un abbraccio a tutti e la cordiale buona notte….dalla Thailandia…


....continua.....


Diario6 (ultimo) - da Phuket (Thailandia) a Kuala Lumpur (Malaysia) a Dubai a casa.


La partenza da Tap Lamu in direzione della “main road”, la strada principale per prendere il pullman e raggiungere Phuket, contrariamente all’arrivo fatto in “mototaxi”, l’abbiamo effettuato con un lussuoso pick-up, messoci gratuitamente a disposizione dall’ottima e piu’ antica compagnia Thailandese, la MedSye, con la quale eravamo andati alle Similan . Forse hanno voluto premiare la nostra audacia di esserci avventurati da soli ed aver raggiunto tale sperduta localita’, senza esserci affidati a Tour Operator o agenzie specializzate ..come normalmente facevano tutti…mah!!! Valli a capire…. Fatto sta che sono stati particolarmente gentili.
Vabbe’… ..preso il bus che proveniva da Bangkok, dopo aver acquistato a bordo, mango ed ananas freschi ed aver integrato la colazione, (anche se con una inaspettata base di piccantino, dovuto al fatto che nella busta grande della frutta, c’era una bustina con all’interno una polverina di color marroncino chiaro, somigliante allo zucchero di canna che Anita veva pure assaggiato, prima di spalmarla su una parte della frutta acquistata…. bene,…sti maledetti… sul fondo della bustina assieme allo zucchero avevano mescolato anche un po’ di peperoncino piccante ( te lo infilano ..dappertutto!! azz!!) e vi lasciamo immaginare che bocche ci siamo trovati…uhaooooooo!!!! per concludere …oltre alla frutta, abbiamo dovuto bere anche …come cammelli.. ah! ah! ah!).
Strada facendo, quindi, abbiamo deciso di andare a trascorrere, gli ultimi 3 gg (sin troppi!!!) a Kata Beach (da tutti, ritenuta una delle migliori spiaggie di Phuket..sic!!! Non che non sia ampia e a chi piace quel tipo di spiaggia, per certi versi, anche bella, ma ci ha confermato che alcune zone della Thailandia battute da un turismo talmente di massa, ( e quanti italiani…un mare.. sembrava di essere sulla riviera romagnola ehehhhh!!! Pensate, abbiamo conosciuto coppie di pensionati italiani di oltre 70 anni di eta’ che vengono a Phuket da 16 anni) per noi che preferiamo un tipo di vacanze itinerante, facciamo fatica ad adattarci). Ci eravamo infatti riservati a Phuket , appena 3 gg, in sincronia con la partenza dell’aereo per Kuala Lumpur in Malesia ed in coincidenza con quello per Dubai.
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Siamo giunti a Dubai alle 3, 30 di notte ed avendo fatto il consueto “booking” per un hotel , all’aeroporto di Kuala Lumpur, prima di imbarcarci, all’arrivo, abbiamo avuto la piacevole sorpresa di trovarci ad attendere una lussuosa auto dell’Hotel (con il Signore che all’uscita sbandierava un cartello con su scritto i nostri cognomi.., caspita, ho scherzato con Anita, vuoi vedere che qui ci accolgono pure con la banda cittadina…eh! eh! eh! Comunque, che organizzazione !!!
In meno di un quarto d’ora, siamo giunti in Hotel e dopo pochissime formalita’ alla Reception, pochi minuti dopo, eravamo gia’ nelle braccia di Morfeo.


Dubai…oggi


E’ impossibile raccontare cos’e’ Dubai oggi. Noi che l’avevamo visitata, molto di sfuggita, oltre 15 anni fa, non l’abbiamo riconosciuta..ad iniziare dall’imponente aeroporto internazionale.
E’ vero. Qui la crisi,apparentemente, sembrerebbe non esistere, dall’osservare quante infinite costruzioni e gru edilizie si ergono ancora nel cielo di Dubai ed abbiamo visto noi che molti lavori vanno avanti.
Dalla costosissima Metropolitana su monorotaia che si estende per decine di km e che dovrebbe essere terminata nel 2015, al grattacielo piu’ alto del mondo il “ Buri al Dubai” di ben 800 metri di altezza, non ancora terminato nelle rifiniture esterne, ma gia’ arrivato all’altezza finale … all’enorme nuovo “Mall of Dubai” (inaugurato pochi giorni fa) un faraonico Centro Commerciale che ha gia’ battuto in estensione , l’altro conosciutissimo e grandissimo “Mall of the Emirates” semplicemente inimmaginabili in Europa e penso perfino in America. Ci hanno pero’ detto che tutti i progetti gia’ finanziati per centinaia di miliardi di US Dollars, verranno (o dovrebbero essere portati) a compimento perche’ i soldi ci sarebbero.
La crisi invece si vede, negli appartamenti e ville da nababbi, gia’ costruiti, ad esempio nella famosa “Palm of Jumerija” la penisola artificiale costruita sul mare, a forma di Palma da Cocco. Su questa meraviglia in cui hanno costruito ville da 5 a 20 milioni di dollari, vendute a calciatori e magnati di tutto il mondo, trovano ora difficolta’ a vendere il restante, ma il fatto e’ che, chi ha comprato a quei prezzi, ora si trova il patrimonio dimezzato, perche’ i prezzi sono crollati del 50% . (azz! Ma son sempre tanti!! )
Infatti l’altro pazzesco progetto di costruire addirittura la “Terra” (la cui forma, si vedrebbe solo dallo spazio) in mezzo al mare, a 4 km dalla terraferma, nelle acque del Golfo Persico, formata da centinaia di isole che sarebbero vendute a oltre 100 milioni di dollari cadauna, pare stia trovando per adesso, grandi difficolta’ di prosecuzione.
(ma gia’ buona parte l’hanno fatta !!!)
Tutto quanto sopra scritto, assieme ad una diminuzione del turismo di oltre il 30% sta causando il biblico ritorno a casa dei poveri lavoratori a 300 Dirhams (pensate 70 euro al mese) di Pachistani, Indiani, Bangla Desh, Filippini.. un vero dramma per questi poveri cristi che , trattati qui anche male, debbono rinunciare anche a quei miseri soldi che nel proprio paese non avranno..un vero dramma perche’ le prime vittime della crisi sono sempre i piu’ deboli..come in tutto il mondo..


Ormai il gettito annuale del governo di Dubai, e’ formato solo dal 7% dal petrolio (i pozzi di Dubai sono in fase di esaurimento, mentre Abu Dhabi, occupando quasi il 70% del territorio degli Emirati Arabi Uniti, pompa ancora oro nero)


Appunto per questo, gli sceicchi di Dubai, hanno diversificato i proventi del petrolio, puntando sugl’investimenti di capitali, immobiliari, turismo e commercio senza tasse e su uno standard di super lusso. (Hanno in programma altri 30 Hotels a 5 stelle!!!)
In questi 4 giorni in questo paradiso dello shopping, abbiamo visitato molte cose e pensiamo che anche se c’e’ crisi, questa citta’ e’ da visitare almeno una volta, se si vogliono vedere cose…mai viste.
Abbiamo fatto anche mare, sulla bella spiaggia a pagamento di Jumerijah Beach , che in questo periodo di febbraio , ha una bella acqua, anche se un po’ freddina , mentre la temperatura dell’aria, si avvicina ai 25/26 gradi.


Al di la’ di alcune particolarita’ tipicamente islamiche, (come ad esempio l’apartheid che c’e’ sui mezzi pubblici fra uomini e donne (le une davanti, separati dagli uomini dietro) oppure il divieto abbastanza severo di usare le macchine fotografiche in spiaggia, per il resto non sembra di vivere in un paese arabo.


Ora la nostra vacanza volge quasi al termine.. stanchi ma soddisfatti, anche di aver fatto amicizia col vietnamita, il saudita, il malese, il thailandese, lo giapponese, lo yemenita, e tanti altri che adesso non ricordiamo.


Un abbraccio a tutti ed un arrivederci al prossimo viaggio in…..
Anita & Michele